Disagio preadolescenziale (o di un progetto che ha nel futuro la sua possibilità)

Numeri

Quando si parla di autolesionismo si fa riferimento a tutti quei comportamenti di attacco intenzionale a parti del proprio corpo, tendenzialmente le braccia o le gambe.

Il 20% degli adolescenti italiani si fa intenzionalmente del male, in maniera nascosta, nel silenzio della propria stanza o del proprio bagno.

Generalmente i ragazzi usano lamette, oggetti appuntiti o taglienti per graffiarsi, tagliarsi e ferirsi in qualche modo oppure si bruciano con accendini o si colpiscono, sbattono i pugni o altre parti del corpo su pareti, muri o vetri.

Il cutting, ossia il tagliarsi, è la forma più frequente, soprattutto tra le ragazze.

Le Challenge o Sfide Social sono uno dei problemi del momento e racchiudono tutte quelle catene che nascono nei social network in cui si è nominati o chiamati a partecipare da altri attraverso un tag. Lo scopo in genere è di postare un video o un’immagine richiesta, per poi nominare altre persone a fare altrettanto, con il risultato di diffondersi a macchia d’olio nel Web, anche nell’arco di poche ore.

2 adolescenti su 10 hanno partecipato ad una catena social e il 50% ha avuto una nomination.

Circa 1 adolescente su 10 ha preso parte ad una catena alcolica, con la finalità in genere di bere ingenti quantità di alcool in pochissimo tempo, altri hanno fatto selfies mentre vomitavano o in condizioni prossime all’intossicazione alcolica.

A questi si aggiungono le modalità in cui il corpo e la magrezza hanno un ruolo centrale, a cui aderiscono circa 5 ragazze su 100, favorendo lo sviluppo di patologie nell’alimentazione. Le modalità più conosciute legate all’ispirazione deviata al magro sono l’arco tra le gambe (Thigh gap), il ponte nel costume da bagno sulla pancia (Bikini bridge), la fessura in pancia (Belly slot) e far girare il braccio dietro la schiena fino a toccarsi l’ombelico (Belly botton).

Nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, i dati più preoccupanti in assoluto sono due, quasi il 14% dichiara di metter in atto pratiche autolesive in maniera ripetitiva e sistematica (dato in aumento del 2,5% in un solo anno – 2016 su 2015 -) e l’età media in cui iniziano a farsi del male è pari a 12,8 anni.
I dati sono stati raccolti su un campione composto da circa 8.000 adolescenti sul territorio nazionale.

Fonte: Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

Preadolescenti e disagio

Non vi è una definizione univoca della preadolescenza.

Le disposizioni del codice penale definiscono tutti coloro che non hanno raggiunto i quattordici anni “incapaci di intendere e di volere”. L’assunto è dunque che fino ai quattordici anni il sistema di valori è ancora incompleto, se non indeterminato, e le conseguenti capacità di compiere scelte consapevoli sono ampiamente ridotte.

Ma si tratta appunto di una definizione di legge. Per altri aspetti della loro vita i preadolescenti sono trattati come un gruppo di età ben definito ed assolutamente “capace di intendere e di volere” e tutte le evidenze della vita quotidiana portano a sostenere ciò. Sicuramente sono considerati dei consumatori con capacità decisionali nell’acquisto e nella fruizione di beni, addirittura i media considerano i preadolescenti una categoria distinta dalle altre, infatti i film, la musica, i libri, i fumetti a loro destinati, sono facilmente identificabili sul mercato.

Il messaggio che la società nel suo complesso trasmette a questa fascia di età è quindi fortemente contraddittorio. Da un lato vengono considerati alla pari dei bambini, cioè irresponsabili, immaturi, non ancora pronti per il mondo del lavoro, bisognosi di acquisire competenze e conoscenze indispensabili per entrare nella vita, dall’altro li si tratta in modo diverso da come viene trattata l’infanzia. Li si considera portatori di propri bisogni ed esigenze specifiche, si riconosce loro un certo grado di autonomia e di capacità decisionale, si costruiscono immagini e rappresentazioni del mondo destinate a loro.

I ragazzi che rientrano in questa fascia di età sono portati a cercare solidarietà e comprensione nella rete amicale. E’ in questa fase della vita che si cerca di costruire una propria identità e si tende a costruire un sentimento di appartenenza generazionale, basato sulla condivisione di una condizione comune e di un sentire in sintonia con i propri coetanei, distaccandosi dal mondo adulto e lentamente ed in parte, dalla propria famiglia di origine.

 

Famiglia

Negli ultimi decenni i rapporti interni alla famiglia si sono modificati, sono cambiati i modelli educativi come conseguenza di una sempre maggiore attenzione verso i ragazzi ed i giovani, si va così affermando lo schema della famiglia affettiva, caratterizzata da un atteggiamento iperprotettivo dei genitori nei confronti dei figli, con padri e madri disposti a concedere quasi tutto, in nome dell’affetto e della quiete.

Un figlio diventa il soggetto al quale sono destinate tutte le cure e le attenzioni, non si tratta più solo di allevare una prole, oggetto di un elevato investimento emotivo, ma anche di difenderla dal mondo esterno, dalle incomprensioni e dai pericoli che possono derivare dagli “altri”, ancorando di fatto i ragazzi all’interno dell’ambiente familiare. In definitiva una camera di compensazione della vita e dei suoi rovesci.

È in tal modo che il periodo delle scusanti, dell’irresponsabilità e della non punibilità si prolunga sempre più, andando ben oltre gli anni dell’adolescenza, assumendo così particolare rilievo nella formazione della personalità, proprio nella fase della preadolescenza.

La famiglia non è più il luogo nel quale si imparano le regole del vivere civile per poter “stare al mondo” in modo consapevole e responsabile, ma diventa, prevalentemente, il luogo degli affetti.
Un luogo nel quale si possono ritrovare a vivere due o più generazioni di adulti, destinandola così a svolgere la funzione di rete di sostegno reciproco.

 

Scuola

Con genitori diventati particolarmente protettivi nei confronti dei loro figli e che assumono spesso un atteggiamento giustificazionista di fronte alle loro mancanze, non esitando a prenderne le difese a prescindere, il ruolo della Scuola si è fatto oltremodo complicato.

Gli insegnanti, non a caso, denunciano spesso la difficoltà di rapporto proprio con le famiglie dei loro allievi; questa incomunicabilità non fa che accrescere il senso di estraneità dei ragazzi nei confronti della Scuola stessa, in un’età questa della pre-adolescenza, in cui prende forma la tendenza di costruirsi una personalità “altra” e separata da quella degli adulti, trovando tra i coetanei la fonte e l’approdo naturale per la propria identità in via di definizione.

Questa separazione, che nasce dall’incoerenza fra le finalità formative, educative e socializzatrici delle due istituzioni, è una frattura tra due mondi cruciali nella formazione di un preadolescente, e rende particolarmente complesso porre in essere, ex post, politiche educative efficaci.

E quanto più vi sarà uno scollamento tra Scuola e Famiglia da un lato, tanto più si potrà registrare un aumento del disagio tra i preadolescenti dall’altro.

La Scuola, pur con tutti i suoi limiti è, e resta, il luogo socialmente deputato ad affiancarsi proprio alla Famiglia per dare al soggetto il diritto alla partecipazione attiva alla società attraverso l’istruzione e la costruzione degli apprendimenti. Il luogo di relazioni significative con gli adulti e con la Cultura, attraverso cui si può influire sulle manifestazioni di disagio (lì proprio dove si notano maggiormente e si possono prevenire i primi fenomeni di devianza), con il fine ultimo di condurlo a trovare il suo posto, anche lavorativo, nel mondo.

E’ importante parlare anche di successo ed insuccesso scolastico, inteso come investimento o disinvestimento emotivo del soggetto alla partecipazione della vita scolastica. A ciò si lega, per la persona in crescita, la possibilità d’immaginarsi adulta.

L’insuccesso scolastico viene letto non solo come una perdita di speranza rispetto alle possibilità di apprendere, ma anche sotto la luce di poter diventare un elemento che toglie al ragazzo la speranza di poter trovare una dimensione costruttiva per l’esistenza, una situazione esistenziale dove l’immagine distorta è l’impossibilità di credere che la sua azione nel mondo possa essere positiva.

Il disagio, portato a Scuola, è lo specchio del disincanto di ritrovarsi a vivere passioni neutre (quando non neutralizzate) che dominano la società attuale e portano alla strutturazione di un’identità in cerca di emozioni declinate al presente in luogo di mancanza di futuro, così come avviene anche per gli adulti.

 

Conclusioni

Una delle caratteristiche proprie dell’adolescenza è quello di integrare gli aspetti cognitivi con quelli emozionali, aspetti che, se non risolti, sono alla base del disagio preadolescenziale e dell’insuccesso scolastico.

Ciò dona un nuovo significato al concetto di “apprendimento significativo” e lo lega all’identità del soggetto, portando una nuova luce sulla definizione e l’acquisizione delle competenze di una persona in formazione, costituendo di fatto un vincolo forte, per credere in un progetto che ha nel futuro la sua possibilità.

 

Precedente Femminicidio: ragionamenti da un dopoguerra mai davvero cominciato Successivo Riscoprire le regole per vivere in una società in cui tutti siamo liberi allo stesso modo