Cyberbullismo e Sicurezza Digitale: una terra di nessuno da non svendere all’incanto

Rischi (Cyberbullismo)

Il 72% dei giovanissimi riconosce nel Cyber-bullismo la principale minaccia per se stessi.
Per tanti di loro arriva a compromettere il rendimento scolastico (38%), la volontà di stare insieme ai coetanei (65%), e nei peggiori dei casi può provocare depressione (57%).

Il fenomeno è ritenuto più pericoloso della droga (55%), del pericolo di subire una molestia da un adulto (44%) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24%).

Sono alcuni dati dell’indagine ”I ragazzi e il Cyber bullismo” realizzata da Ipsos per Save the Children e diffusa alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi Media tra i più giovani.

I dati si riferiscono al 2013, e non sono in miglioramento.

Gli episodi di bullismo solitamente avvengono a scuola, in cortile o per strada.
Le nuove tecnologie amplificano questa situazione. Il bullo può raggiungere in qualsiasi momento la vittima, in quanto lo smartphone è sempre in tasca.

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A ciò si aggiunga che chi compie atti di cyber-bullismo non ha la percezione delle conseguenze che provoca e dunque si sente legittimato a compiere azioni più gravi rispetto alla condotta quotidiana.

Una spersonalizzazione legata agli ambienti virtuali che spinge ad osare di più. La vittima non sa più alla fine chi è il bullo, né chi è il pubblico. Potenzialmente centinaia, migliaia di persone, possono condividere una foto, un video o un messaggio.

Senza contare le conseguenze, del tutto paragonabili al bullismo tradizionale sia come tipologia che in termini di gravità. In entrambi i casi si manifestano nei ragazzi ansia, depressione, pensieri suicidi.

Esemplificativo il caso di Carolina Picchio (alla cui memoria è dedicato il nostro blog), la quale ad una festa si sente male e va in bagno, ubriaca.

La seguono, la circondano, la molestano e la filmano (ne scaturiranno 2.600 messaggi in 24 ore, tra Facebook, Twitter e Whatsapp).

Il video in particolare finisce in Rete, su Facebook, e dopo qualche tempo Carolina decide di farla finita e sceglie il salto nel vuoto lanciandosi dal terzo piano della sua casa di Novara, dove viveva con il padre.
Aveva 14 anni.

Così come aveva 14 anni (l’altra 15) una delle due baby-prostitute dei Parioli adescate, inizialmente, sul Web.

 

Rischi (Pedofilia On-line)

L’autorità governativa posta a protezione dell’infanzia australiana dal cyberbullismo e dalla pedofilia online (Australia’s new Children’s eSafety Commissioner), ha pubblicato i risultati di una sua indagine del 2015 spiegando come “decine di migliaia di foto e video su Facebook, Kik e Instagram, che ritraggono bambini nelle loro normali e familiari attività quotidiane, sono state scoperte dagli investigatori tra i materiali pedopornografici denunciati alle autorità”.

Da questo rapporto si evince che il 50% del materiale foto e video rintracciato sui siti pedopornografici viene scaricato direttamente dai social network.

Uno degli investigatori del Children’s eSafety Commissioner racconta di un sito web con almeno “45 milioni di immagini” con bimbi che corrono in spiaggia con gli aquiloni in mano, fotografie di fratelli e sorelle impostate come foto del profilo di Facebook, perfino neonati in braccio a mamme e papà in sorridenti selfie.

Il ricchissimo e infinito materiale scovato dagli investigatori australiani è finito sui social postato direttamente dai genitori o addirittura dai ragazzini stessi, che lo caricano senza pensare alle possibili conseguenze.

In media, entro 10 giorni dal momento in cui è stato caricato, quel materiale sarà visto 1,7 milioni di volte, con alta probabilità di diventare contenuto di discussione sessuale esplicita sui siti pedofili incriminati.

 

Alcune regole per gli adulti

Cyber-attivarsi: per un genitore di un nativo digitale è impensabile non sapere cosa siano i Social Network, le piattaforme di messaggistica istantanea e tutto quanto collegato al mondo dell’hi-tech. Si dovrà essere costantemente al passo con i tempi: possedere un account Facebook, avere installata sullo smartphone l’app di WhatsApp e imparare a conoscere il mondo digitale frequentato dai ragazzi.

Entusiasmarli: è giusto aiutare i propri figli a trovare siti web e portali che sappiano stimolare la loro curiosità e li inducano a fare ricerche e conoscere cose sempre nuove.
Soprattutto, bisogna fare in modo che alla curiosità virtuale corrisponda quella reale: spingerli ad uscire di casa, a verificare de visu che le cose siano effettivamente come scritto online. Internet è un mezzo potentissimo e bellissimo, ma mai sostitutivo della vita reale.

Interagire: la Rete, come detto, può nascondere molti pericoli.
Si dovrà discuterne con i ragazzi, diventare un punto di riferimento cui rivolgersi nel caso in cui avvertano pericoli e vogliano essere confortati.

Essere un modello: esattamente come accade nella “vita reale”, se si vuole sperare di ottenere un risultato con i ragazzi è necessario essere e comportarsi come un modello esemplare. Se si ha un rapporto sano ed equilibrato con la tecnologia, probabilmente lo stesso accadrà ai ragazzi.

Chiedere: se si hanno dubbi sui comportamenti in Rete dei nostri ragazzi, è necessario chiedere direttamente a loro. Non si devono vestire i panni del novello Sherlock Holmes e non si deve iniziare a indagare privatamente sulla loro vita privata. Nel caso in cui si dovesse essere colti in fallo, si perderebbe d’un colpo tutta la credibilità e la loro fiducia. In questi casi, l’esser franchi e diretti paga dividendi molto più alti.

Sicurezza in Rete: la diffusione dei dati personali, sia in Rete sia nella “vita reale”, può comportare gravi rischi. Bisogna stabilire confini precisi e delineati su cosa possa essere condiviso e cosa non debba essere assolutamente pubblicato sui profili social o attraverso le applicazioni di messaggistica istantanea.
Per evitare che i propri ragazzi possano essere oggetto di attenzioni particolari di malintenzionati, si dovrà attivare un dialogo franco e diretto: parlare con loro di sessualità e affettività permetterà di sviluppare un rapporto più sano e sincero anche su questi aspetti, rendendoli affettivamente più sicuri e sessualmente più consapevoli. Non esitare, infine, a denunciare molestatori e pedofili: la sicurezza dei ragazzi (tutti, non solo i propri figli) viene prima di ogni cosa.

 

Alcune regole per i ragazzi

Non fingere: le piattaforme sociali, spesso e volentieri, si trasformano nel luogo in cui i giovani si mettono in mostra e cercano approvazione dai coetanei.
Sono spinti, a volte, a mettere in atto comportamenti lontani dal loro modo di essere con il solo obiettivo di essere accettati all’interno della comunità virtuale prima e scolastica poi.
Per questo non bisogna mai tentare di apparire diversi da come si è realmente né di attaccare gli altri per il solo gusto di farlo: bisognerà, invece, limitare le proprie interazioni virtuali solo con persone che si conoscono realmente, tentando di essere gentile e scrivere cose creative.

Prima di postare pensa: attenzione ai contenuti che si postano sui social, una volta pubblicati, uno status, un tweet, una foto o un filmato sono di pubblico dominio e potenzialmente accessibili a chiunque.
Così come al contrario divulgare messaggi denigratori su una compagna di classe può rappresentare diffamazione.
In caso di foto che la ritraggono seminuda (a seno scoperto ad esempio) si parla di diffusione di materiale pedopornografico. E se si ha più di 14 anni si è perseguibili per legge.
In ultimo, entrare nel profilo Facebook di un compagno, impossessandosi della password, potrebbe apparire poco più di uno scherzo, per la Polizia Postale è furto di identità.

La fiducia vale oro e non si fanno sconti: allo stesso modo non bisogna lasciarsi trasportare troppo in fretta da sentimenti e passioni nati online. Nel caso di relazioni online bisogna sempre tener conto dell’età, dietro un nickname e una foto di un teenager possono nascondersi adulti con cattive intenzioni. Per esser certi dell’età di chi si ha davanti è consigliabile utilizzare la webcam, stando ben attenti a non mettere in atto comportamenti sconvenienti e pronti a diffidare di chi si rifiuta di effettuare una videochiamata.
Anche il sesso online, seppur virtuale, può diventare pericoloso. Non si sa mai, infatti, chi si nasconde dall’altro capo del monitor; né se chi è dall’altra parte stia filmando o meno: nel giro di poche ore la Rete potrebbe essere invasa da immagini personali intime.

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Conclusioni

Fondamentale, è tracciare confini netti, tanto nella vita reale (ed in classe), quanto nella propria vita virtuale.
La prevenzione è il primo aspetto su cui lavorare, favorendo la conoscenza del fenomeno e la consapevolezza dei rischi legati alle nuove tecnologie, non solo nei ragazzi, ma anche e soprattutto nei genitori e negli insegnanti.

 

Letture e link utili

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha partecipato alla stesura del Codice di autoregolamentazione “Internet e Minori”, in collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni, dell’Innovazione e le Tecnologie, e le Associazioni degli Internet Service Providers.

Il Codice nasce per aiutare adulti, minori e famiglie nell’uso corretto e consapevole di Internet, fornendo consigli e suggerimenti per navigare in rete insicurezza.
( Link: https://www.commissariatodips.it/da-sapere/per-i-genitori/navigazione-sicura-e-consapevole-dei-minori-su-internet.html )

Una vita da Social
Un progetto sempre della Polizia Postale e delle Comunicazioni sulla sicurezza nell’uso della Rete, rivolto agli utilizzatori dei social network ed in particolare agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ai loro insegnanti e ai loro familiari.
( Link: https://www.facebook.com/unavitadasocial )

Australia’s new Children’s eSafety Commissioner
( Link: https://www.esafety.gov.au/complaints-and-reporting/cyberbullying-complaints/social-media-services-safety-centres )

«Tu non sei tenuto a finire il lavoro ma non te ne puoi esimere» (Talmud)

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